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social marketing, Web

2.0 per tutti, sconto alla cassa!

Basta, sono stanca di sentir parlare ovunque di 2.0. Sembrerà un controsenso, scritto in un blog che ruota intorno a questo tema. Ma attenzione, il problema non è parlarne: ben venga che sia esploso il dibattito intorno alla rivoluzione digitale, in atto ben prima che fosse sulla bocca di tutti… Ma come se ne parla? E soprattutto perché? Vedo persone investire tempo e risorse ma mi domando se davvero è stato compreso il senso di questi “mezzi di condivisione”. O se ne sono portavoci perché questa è l’agenda del momento, se le aziende corrono ai ripari perché hanno sentito dire che “o sei social o sei fuori”. Sembra diventata una una tendenza inflazionata; allora, come prima sostenitrice del web sociale, sento il dovere di dichiarare che non sono portavoce di una moda. Cancellerò dal mio blog ogni espressione che riporti 2.0 e la sostituirò con comunicazione “aperta”, o “interattiva”, o “Pina”.

Proprio ieri ho pubblicato su Twitter questo post: “per fare social marketing non basta saper utilizzare degli strumenti, c’è una visione da condividere, è uno stato mentale prima di tutto”. Il vincolo dei 140 caratteri ha fatto sì che in una riga fossi esaustiva! Il concetto è proprio questo, capire il senso che sta dietro questi mezzi e accoglierne il significato. Chi condivide questo approccio collaborativo, molto probabilmente lo adotta anche nella vita. E mi permetto di aggiungere questo perché è quello che ho notato entrando in contatto con diversi operatori del settore: ci si accorge subito di questa sottile sfumatura, c’è una sorta di empatia tra chi ha interiorizzato questo stile di comunicazione, probabilmente perché lo aveva già dentro.

Chiediamoci perché siamo arrivati al 2.0: la condivisione di idee, pensieri, azioni, non è anacronistica. La tecnologia ha dato voce alle persone che già sentivano il bisogno di esprimersi e qui è nata la rivoluzione che da una parte ha disorientato le aziende, dall’altra ha creato possibilità prima impensabili. Parliamo di VALORE delle idee indipendentemente dalla loro provenienza, perché ogni singolo nodo della rete è uguale agli altri; parliamo di CREATIVITA’, perché la discussione e il dialogo creano ispirazione e quindi nuovi contenuti, che nascono e si espandono viralmente con un semplice click; parliamo di MIGLIORAMENTO perché la voce di chi ci critica arriva, spesso spietata, ma diretta… ci hanno sempre insegnato che dalle critiche si può imparare qualcosa, i consumatori a cui ci rivolgiamo sono il nostro network, possiamo capire cosa vogliono senza bisogno di consultare tante statistiche! Parliamo di RELAZIONE, che si può costruire abbattendo formalismi e autorefenzialità, adottando forme di dialogo partecipativo e soprattutto trasparente, questa è la chiave per la tanto ambita fidelizzazione.

Sorrido pensando alle aziende che aprono una fanpage su Facebook, dimenticandosi di aggiornarla o peggio ancora di rispondere agli utenti. E, ancora più paradossale: presenza su social network ma divieto ai dipendenti di accedervi durante l’orario di lavoro. Questo è, a mio avviso, l’approccio sbagliato. Che si accompagna spesso a una mentalità disfattista e chiusa nei confronti del cambiamento.

Leggevo recentemente di un sommelier fiorentino, che gestisce la piccola trattoria Da Burde, di tradizione familiare. Andra Gori è un appassionato di web, oltre che di vini: ha aperto un blog dedicato alla sua passione integrandolo alle conversazioni su Friendfeed, ai post di Twitter, fino ai video su YouTube. Strumenti grazie ai quali la notorietà del suo locale si è espansa addirittura oltre i confini nazionali. Queste sono le storie che mi piacciono, dimostrano che in rete non conta tanto chi sei e da dove vieni ma quello che racconti e come. Saper condividere frammenti di quotidiano, che sia l’opinione su un piatto tipico o l’ultimo evento ospitato in azienda, come lo si farebbe  tra amici. Infondo… “i mercati sono conversazioni”, come dice qualcuno che di marketing se ne intende1.

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[1The Cluetrain Manifesto –  Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger.]

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Francesca Valente

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