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self management, social marketing, Web

Opportunità ed insidie della Net Economy

Lo scorso 7 novembre ho partecipato come ospite alla presentazione del libro “Felici e sfruttati” di Carlo Formenti, incontro promosso e organizzato da Cna Vicenza.

Formenti, giornalista e docente universitario, sostiene una tesi radicale: Internet non ha ammorbidito il capitalismo, ne ha al contrario esaltato la capacità di cavalcare l’innovazione per sfruttare la creatività e il lavoro umani. Per i profeti della rivoluzione digitale l’obiettivo sarebbe quello di allevare una generazione di lavoratori della conoscenza flessibili, disciplinati e convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili.

Da sostenitrice del Web 2.0, ho esposto le innumerevoli opportunità che la Rete interattiva mette a disposizione degli utenti e alle aziende, che dialogano in maniera paritaria, autentica e collaborativa. Mi soffermo su alcuni punti in particolare:

Wikinomics: le aziende chiedono ai prosumers di partecipare all’innovazione di prodotto con le loro idee: sfruttamento o opportunità? Sfruttamento secondo Formenti, perché gli utenti prestano la loro creatività gratuitamente e il profitto lo intasca l’azienda. Certo il confine è sottile, ma ricordiamo che chi partecipa a questi contest sono i fan della marca, che non vedono l’ora di prendere parte ad un’esperienza che li coinvolga. Lo scambio quindi, a mio avviso, è reciproco. Solo che l’azienda ottiene un ritorno monetario, l’utente gratifica un desiderio. Qualora si avverta il dubbio di essere sfruttati, si può sempre dire: no grazie.

Overload informativo: la Rete democratica ci sommerge di contenuti amatoriali, superficiali, fra i quali l’informazione di qualità si smarrisce. Abbiamo perso la capacità di filtrare? Probabilmente 50 anni di televisione hanno congelato determinate capacità cognitive, tuttavia ci appartengono ancora: possiamo farcela. Porrei invece l’attenzione sul fatto che, nonostante questo rumore di fondo, alcune voci di qualità hanno avuto la possibilità di emergere. E senza la Rete sarebbero probabilmente rimaste inascoltate.

Relazioni mediate: ci stiamo abituando a dialogare con le macchine invece che con le persone? Io dico che è un dialogo TRA persone PER MEZZO DI una macchina. E sostengo che le relazioni online debbano trovare riscontro nella vita reale, parlo ad esempio di quelle comunità di aggregazione che nascono grazie alla Rete consolidandosi poi in una comunità di fatto, reale. Allo stesso modo il marketing tradizionale non viene sostituito dal 2.0 ma lo completa.

Pur difendendo la Rete sociale, cerco di evitare gli estremismi. E’ bene che i discepoli della politica social mantengano un occhio critico nei confronti di questo fenomeno che sì, è un pozzo di possibilità, ma nasconde anche molte insidie. Chi adotta gli strumenti 2.0 dovrebbe dapprima condividerne i valori, è uno stato mentale prima di tutto! Altrimenti sì, andremo incontro al disastro.

Non gridiamo ai quattro venti che Rete significa libertà, non a tutti i costi: è progettata per essere democratica, ma dipende dall’uso che ne viene fatto. Nel caso delle proteste Tunisine, ad esempio, è stato un canale prezioso contro la censura, a favore dei rivoluzionari che hanno trovato il modo di esprimersi liberamente e denunciare le oppressioni. Nel caso delle rivolte iraniane invece, è stato il Regime ad avere la meglio, usando Internet per scovare gli oppositori ed inasprire la dittatura. Cosa se ne può dedurre? Probabilmente che Internet aiuta chi la sa usare meglio. Il giornalista Luca De Biase sostiene che il rischio è quello di aumentare le distanze sociali tra gli analfabeti digitali e chi, partendo da uno stato economico e culturale più avanzato, è portato ad usare le nuove tecnologie. Anche il noto esperto di nuovi media Evgenij Morozov afferma “Internet dà potere ai forti e disarma i deboli”.

Una cosa è certa: ci troviamo di fronte ad un mezzo potentissimo, ma è necessario un uso più consapevole. Noi operatori del settore dovremmo aiutare a veicolare uno spirito critico, invece di gridare semplicemente “più internet per tutti”. Sperando che le istituzioni facciano la loro parte, migliorando le infrastrutture e colmando il digital divide attraverso interventi mirati alla formazione dei cittadini. Ma questa è un’altra storia…

Ho scritto questo articolo per Agenzia Medialab.

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Social Media Manager

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