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relazioni pubbliche, social marketing

Relazioni Pubbliche nell’era dei social network: 6 regole da ricordare

Le Relazioni Pubbliche sono sempre esistite. Prima del giornalismo, prima della propaganda: sono l’espressione più esplicita dell’umanità. L’uomo è fatto per elaborare informazioni, ma soprattutto per comunicarle agli altri.

Fresca di consultazione pubblica internazionale, arriva dagli Stati Uniti la nuova definizione di Relazioni Pubbliche: un processo strategico di comunicazione che costruisce relazioni reciprocamente vantaggiose tra le organizzazioni ed i loro pubblici. (PRSAPublic Relations Society of America).

Le RP vengono riconosciute come processo di comunicazione strategica dunque, in una relazione simmetrica tra l’organizzazione e i pubblici di riferimento.

Ma cosa significa fare RP oggi?

I social media hanno condizionato fortemente le RP: all’attività tradizionale si affiancano nuovi linguaggi e processi, funzionali al web 2.0. Occuparsi di digital PR non significa semplicemente instaurare scambi reciprocamente vantaggiosi online, ma connotare la relazione di determinati elementi, tipici del web sociale: reciprocità, trasparenza, immediatezza, autenticità.

L’interazione online tra professionisti delle RP e gli interlocutori di riferimento, assume un linguaggio meno istituzionale di quello adottato nel classico scambio via mail o nella telefonata (non ci si da certo del lei in un tweet!). Questa informalità agevola il dialogo e lo rende più vero ma attenzione: il confine tra confidenza ed invadenza è labile per questo la costruzione di un rapporto solido e duraturo richiede tempo, pazienza e discrezione.

Le digital PR si sviluppano in due direzioni:

- attraverso l’attività di community management, sviluppando conversazioni a tema con il proprio pubblico di riferimento nei canali social dell’azienda

- sviluppando il cosiddetto buzz seeding, seminando quel passaparola utile a veicolare i messaggi aziendali lì dove possono essere ascoltati: nei forum, nelle community di riferimento, nei blog degli opinion leader.

6 semplici punti da ricordare per una attività di RP online efficace:

1) Avere un messaggio chiaro e incisivo: la Rete è densa di informazioni, quindi non basta catturare l’attenzione del lettore, bisogna fare in modo che il contenuto venga ricordato.

2) Abbandonare l’autoreferenzialità ed ascoltare: prima di parlare di noi, parliamo con il nostro pubblico. E quando parliamo di noi non lodiamoci: l’azienda “leader di settore” è 1.0.

3) Gestire le situazioni di crisi in modo efficace e tempestivo: il web non perdona, fondamentale un’attività di crisis management pianificata per non farsi cogliere impreparati in caso di criticità.

4) Non solo chiacchiere: un buon contenuto è la base, ma va posizionato bene e i vanno monitorati i feedback.

5) Il pubblico 2.0 è complesso e diversificato: attenzione ad individuare i destinatari giusti! Una conversazione nel posto sbagliato, non serve a nulla.

6) Immediatezza non si significa improvvisazione: pensare e ripensare prima di scrivere: i social media sono potenti strumenti di influenza sociale, e le dinamiche virali che si scatenano sono potentissime. Per questo va prestata la massima attenzione a ciò che si scrive, che rimane indelebile.

Grazie alle infinite possibilità che il web offre, mai come ora le RP possono considerarsi veramente importanti e finalmente in grado di integrare tutte le attività comunicative volte ad instaurare relazioni tra enti, aziende, strutture e persone. On e offline.

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Informazioni su Francesca Valente

Social Media Manager

Discussione

9 pensieri su “Relazioni Pubbliche nell’era dei social network: 6 regole da ricordare

  1. Cara Francesca,
    hai scritto un bell’articolo con consigli veramente utili.

    Resta il fatto che essendo il web 2.0 un campo in gran parte inesplorato bisogna avere anche il coraggio di buttarsi e sperimentare. Ovviamente, si faranno degli errori ma imparando da essi si acquisirà quella esperienza che farà di noi dei bravi comunicatori 2.0.

    Pubblicato da Federico Chigbuh Gasparini | 6 marzo 2012, 16:54
  2. grazie Federico! sì condivido è ancora in cui c’è ancora molto da sperimentare ma è bene iniziare a fare il punto della situazione, così come ho tentato in questo post. Confrontiamo le nostre esperienze e il rischio di errore si ridurrà ;)

    Pubblicato da Francesca Valente | 6 marzo 2012, 19:12
  3. Ciao Francesca, bel post. Il punto 2 credo sia essenziale: l’ascolto sta proprio alla base di ogni rapporto umano e professionale. L’autoreferenzialità dev’essere ben dosata: capita spesso d’inviare messaggi a gente che poi non risponde. Può accadere 1-2 volte. Ma poi, quando vieni ignorato “per definizione”, mi chiedo se un social network sia davvero uno strumento di comunicazione e scambio o un pulpito su cui predicare e “sfornare” consigli per ricevere solo applausi! :-/
    [ per non parlare delle mancate risposte alle mail...con un form contatti che riporta inviti tipo: "Scrivici e ti risponderemo in 24 ore" oppure "Contattaci per qualunque necessità"...] No comment!

    Pubblicato da Chiara | 14 marzo 2012, 18:15
  4. Mi pare di capire che hai avuto tu per prima cattive esperienze! ;) a chi non è capitato, la mancata risposta credo sia la cosa peggiore. Comunque ci tengo in particolare al discorso dell’autoreferenzialità, l’era del “quanto siamo fighi” è veramente superata, ha stufato.

    Pubblicato da Francesca Valente | 14 marzo 2012, 18:38
  5. Ciao Francesca,
    ho letto e condivido il tuo post, ma chiedo : come costruire un post interessante quando non hai “novità” o “promo” in aiuto?

    Pubblicato da Alessia Bedocchi | 15 marzo 2012, 10:20
  6. ciao Francesca condivido in pieno le tue “regole d’oro” e, occupandomi di comunicazione politica 2.0, posso confermare che l’autoreferenzialita e’ il principale (e più duro) ostacolo da evitare!!!!!

    Pubblicato da Barbara Romano | 2 maggio 2012, 21:56

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